Una proposta di referendum contro la precarietà e per la democrazia Precarietà e carenza di democrazia sindacale sono tra i temi più sentiti sui posti di lavoro. Partendo da questa constatazione, si è costituito un comitato promotore per un referendum abrogativo delle distorsioni più evidenti. Il 16 ottobre scorso, alcuni giuslavoristi, rappresentanti di organizzazioni sindacali di base e semplici lavoratori precari hanno depositato in Cassazione tre quesiti: - abrogazione totale della «legge 30» e del decreto legislativo di attuazione 276 del 2003;
- abrogazione parziale del decreto legislativo 368 del 2001 sui contratti a tempo determinato;
- abolizione delle parole «nell'ambito delle organizzazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unità produttiva» dell'art. 19 della Legge 300/70.
Inutile ricordare che la legge 30 ha confermato e peggiorato il cosiddetto «pacchetto Treu», che istituzionlizzava varie forme di lavoro precario (a tempo, co.co.co, ecc). Il decreto 368 del 2001 è quello specifico che regola i contratti a tempo determinato. Il terzo quesito, invece, propone di cassare quella parte dell’art. 19 dello Statuto dei lavoratori che «discrimina le organizzazioni sindacali non firmatarie di contratto, eliminando un assurdo giuridico e politico che ha messo nelle mani dei datori di lavoro il riconoscimento della controparte sindacale». Tra le prime adesioni quelle di Giulietto Chiesa, i parlamentari Stefano Zuccherini, Dino Tibaldi, Augusto Rocchi, Claudio Grassi, Alberto Burgio, Salvatore Cannavò, Franco Turigliatto; e Giorgio Cremaschi, Paolo Sabatini, Fabrizio Tomaselli, Stefano D’Errico, Luigi Malabarba, Ugo Boghetta, Marco Ferri, Vittorio Mantelli, Antonio Conte, e numerosi altri.
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