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Il progetto di multiforme precarizzazione dei rapporti di lavoro, e di continuo degrado degli standars di tutela, che ha caratterizzato gli ultimi due decenni, non può essere affrontato con interventi parziali. Ed infatti la precarizzazione è stata “multiforme” perché ha colpito l’insieme del mondo del lavoro, e non soltanto questo o quel segmento, e perché a tal fine ha utilizzato diverse vie e strumenti.
Così i rapporti di lavoro parasubordinato e “atipico”, al posto del rapporto di lavoro subordinato, è stato diretto principalmente contro i giovani, ai quali è stato precluso l’ottenimento di una appagante, o almeno sufficiente, condizione di vita e di lavoro. Contro i lavoratori del settore terziario e dei trasporti è stato, d’altro canto, per lo più diretta la possibilità, quasi incontrollata, di apporre un termine di durata del rapporto di lavoro. E' stata rimessa in discussione, ed esposta a gravissimi pericoli di precarizzazione anche la condizione del “nucleo forte” dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato nei settori industriali e manifatturieri, con la cedibilità del ramo d'azienda non preidentificato, con l'appalto di servizio, con lo staff leasing e il lavoro somministrato anche per le basse qualifiche. La precarizzazione non è, infine, fenomeno che riguardi solo il lavoro privato, essendo anzi, diffusissima, seppur per diverse ragioni, anche nel settore pubblico, dove può addirittura contare sull’esenzione delle principali norme restrittive o sanzionatorie ancora vigenti nel settore privato come previsto dalla legge 30 e dal Dlgs 276 di attuazione. E ciò è potuto accadere anche per l'inesistenza di una disciplina che garantisca la democrazia sindacale, che consenta cioè ai lavoratori di scegliere i propri rappresentanti, affidare a loro un determinato mandato ed eventualmente votare gli accordi raggiunti per disapplicarli in caso di violazione dello stesso. Come abbiamo detto questo quadro non può essere affrontato migliorando singoli aspetti o istituti con l'unico esito di spingere i rapporti i datori verso rapporti contrattuali ancor più precari. Ecco perchè proponiamo contemporaneamente tre referendum - l'abrogazione integrale della legge 30 e del suo decreto attuativo che farebbe cadere definitivamente ed in un solo colpo l'intero caleidoscopio dei contratti atipici e la più complessivo privatizzazione del mercato del lavoro e dei servizi per l'impeigo; - l'abrogazione parziale della legge sui contratti a termine che provi a cancellare gli aspetti più precarizzanti (ad esempio l'assumibilità - oltre che per ragioni produttive e sostitutive - anche per causali "tecniche" e "organizzative") che altro non sono che la legittimazione della precarietà per il presunto miglior funzionamento dell'azienda e non per rispondere ad esigenze oggettive e temporanee; con la cancellazione del lavoro "extra" negli alberghi nonché della norma che consente al datore di allungare sino a 20 giorni il contratto senza subirne la trasformazione a tempo indeterminato, e con la cancellazione di tutti o quasi i moltissimi casi di non applicazione della normativa di tutela e di computazione nelle percentuali massime che, con l'affermazione referendaria, disciplinarebbero ogni ipotesi di contratto a termine. - l'abrogazione parziale dell'art. 19. Infatti oggi il godimento dei diritti sindacali previsti dallo Statuto dei lavoratori è riservato a quei soli sindacati che siano firmatari di accordi applicati nell'unità produttiva. Ciò significa che è il datore a scegliere se e con chi firmare accordi ed è quindi egli a scegliere se e chi dovrà rappresentare i lavoratori. Sappiamo certo che nel nostro ordinamento non esiste l'istituto del referendum propositivo e quindi possiamo solo cancellare ciò che non ci piace. E sappiamo anche che cancellare non basta, troppi e troppo nuovi sono i problemi che abbiamo di fronte per pensare di risolverli solo tornando alla disciplina precedente. E però crediamo che milioni e milioni di voti per l'abrogazione di tali norme potranno essere determinanti per nuove normative che sappiano promuovere la qualità, la dignità, la liberazione e la democrazia del lavoro. |